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Chiesa Collegiata di San Giuliano

La Chiesa più importante di Faleria è dedicata al patrono San Giuliano Ospitaliere.
Non vi sono documenti scritti circa l'origine e l'anno di costruzione della Chiesa. Per avere un attestato scritto, bisogna risalire all'anno 1257 (Battelli "Rationes decimarum Italiae" pag. 385- -Archivio Vaticano) .
In uno risalente al 1728, conservato nell’archivio capitolare della Sacrestia della Chiesa Collegiata, si legge "La Chiesa Parrochiale e Collegiata del Glorioso San Giuliano Confessore, Avvocato e Protettore della Terra di Stabia Diocese di Civita Castellana è posta in detta Terra in contrada la Piazza app.° li beni della Ven: Compagnia della disciplina d'un lato, dall'altro li beni di Francesco Stotani, et avanti la Piazza fu edificata l'anno di nostra salute 1338. Sono in essa Chiesa Cappelle n° 11, eretta alla b.m. d'Averzo Conte Anguillara Padrone fu di questa Terra di stabia al presente l'Ecc.mo Sig. Prencipe Marc'Antonio Borghese, con suo Battisterio per battezzare e dare altri sacramenti secondo l'uso della Parrocchia. Fu registrata la seguente notificazione nel tempo di Monsignor Vescovo Giov Francesco Tenderini Diocesano l'Anno 1728 d'ordine di N.S. Papa Benedetto XIII".
La Chiesa di S. Giuliano ha pianta basilicale a tre navate; la centrale, più ampia, termina nell'abside con coro in legno, restaurato nel 1991, che circonda l'altare principale. Vari indizi fanno pensare che non avesse sempre avuto il nome attuale. Si chiamava Chiesa della Collegiata, come la piazza adiacente e i primi originari protettori furono i S.S. Apostoli Pietro e Paolo, dei quali la Chiesa conservava memoria con un altare eretto a loro nome. Della primitiva Chiesa del XII secolo rimangono i massicci muri perimetrali, visibili nella mole esterna, nei quali sono aggregati tasselli di fini marmi lavorati, provenienti da monumenti di epoca romana, inseriti come elementi decorativi.
Nel secolo XIII la Chiesa aveva un pavimento cosmatesco con intarsi di marmi che formavano disegni geometrici, del quale rimane un rosone posto proprio dietro il portale centrale.
Con la ristrutturazione del XIV secolo, venne costruita la conca absidale sull’area della sacrestia, rialzato il pavimento dell'altare maggiore e creata una cripta nel sotterraneo dello stesso. Nel XV secolo furono erette le prime cappelle laterali: quella del Santissimo Salvatore, sull’altare del quale era posta una preziosa tavola dello stesso periodo, (ora conservata e non di fruibile accesso) e quella dedicata a S. Giuliano proclamato nuovo protettore di Stabia. Nel XVI secolo la chiesa subì un vistoso rifacimento, per il volere del Conte Everso Anguillara , che mutò l'ordine architettonico fondamentale. Furono chiuse le finestre parietali ed eretti quattro nuovi altari dedicati a S. Girolamo, annunciazione di Maria, S.S. Pietro e Paolo, trasferiti dall’altare maggiore, e S. Giovanni Battista.
Una particolare menzione merita la Cappella di S. Giovanni Battista, costruita da maestri marmorai di alta tecnica, per le sue delicate sagome architettoniche, sorrette da colonne e capitelli tutte in marmo pregiato. Della famiglia Anguillara, porta ancora oggi gli stemmi araldici ai fianchi dell’altare e al centro dell’affresco. Quest’ultimo, recentemente restaurato, è sicuramente anteriore alla cappella rappresenta S. Giovanni Battista insieme alla figura del Cristo al centro, mentre in alto viene raffigurata la Resurrezione. In questo secolo furono costruiti anche i portali di travertino che si inseriscono mirabilmente nella facciata della Chiesa. Le dediche latine incise, a causa della loro estrema semplificazione sono di difficile interpretazione. Le epigrafi sono state tradotte in questo modo:
"TE-OF-GRTI-ET-PTR-SCEN- AD-MCCCCLXXXVIII-MDIV-CO-AN-DOMINANTE"
“A te offriamo noi Santesi Pietro e Graziano nell'anno del Signore 1498- nel 1504 sotto il dominio dei Conti Anguillara".
Nello Statuto di Stabia del 1952, leggiamo come l’amministrazione civile di questa comunità nominava due uomini probi del paese chiamati “Santesi”, i quali erano responsabili dell’amministrazione di tutte le cose ecclesiastiche.
Il campanile romanico fu costruito probabilmente nel 1504. Ha, nella parte inferiore, due ordini di bifore chiuse, in quella superiore tre ordini di bifore con colonnina, marcapiani in cotto e dentellature ornamentali.
Le campane, la più grande risale al 1343 e la più piccola al 1504, sono tuttora funzionanti.
Al XVII secolo risale la costruzione delle altre cappelle interne e delle volte delle navate laterali, alcune ricoperte con stucchi; le cappelle di S. Carlo e del Rosario. L’altare dei S.S. Pietro e Paolo fu soppresso e il culto sostituito con quello di S. Domenico.
Nel 1610 per opera della compagnia del S.S. Sacramento fu rinnovato l’altare maggiore dedicato a S. Giuliano con una tela raffigurante il Santo ai piedi della Vergine, e adornata tutta intorno da una cornice a stucchi con figure angeliche. Questo altare è quello che fino ad oggi i Faleriani hanno ammirato, perché un intervento del 2006, volto ad restaurare la tela seicentesca, ha portato alla luce un importante affresco ad essa sottostante.
In primo piano c’è l’immagine di S. Giuliano, facilmente distinguibile per la presenza dei suoi simboli: il cane alla sua destra, il falco posato sull’avambraccio sinistro e la spada. In secondo piano c’è Faleria, come si poteva ammirare intorno al XV secolo (data ipotizzata dell’affresco); si distinguono chiaramente lo sperone tufaceo con sopra il borgo medioevale, la Chiesa di S. Giuliano ed il Castello degli Anguillara con ancora le sue torri merlate. Proprio tali merlature sono indizi sulla presunta datazione dell’affresco.
Dietro al borgo, tra boschi e campagne, è rappresentato un altro castello, presumibilmente Castel Paterno. Se si focalizza sull’immagine di S. Giuliano, osservando bene le mani e la testa, si percepisce che chi le ha dipinte è sicuramente una persona diversa da chi ha lavorato su tutto il resto dell’affresco. Il lavoro dell’abbellimento dell’abside potrebbe essere stato commissionato ad una mastro pittore, che è intervenuto su alcune parti, lasciando tutto il resto ai suoi allievi.
Il restauro del 1975 ha riportato il soffitto della navata centrale alla forma originaria con le capriate proprie dello stile romanico.
L'ultimo restauro, nel 1991, ha riguardato la pavimentazione, ora in cotto, e il colonnato. Da questo sono stati tolti gli intonaci, portando alla luce i blocchi di tufo degli archi e i mattoncini dei pilastri che sostengono le capriate; la mensa è stata rifatta in marmo.

TESTO DI LUCA SALVADORI